Palco Aperto – Festival

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Palco Aperto – Festival

Agosto

Il nostro paese, come tutti i paesi dell’Appennino, per dirla con le parole del “paesologo” Franco Arminio, vive due tempi: “uno è composto di 350 giorni, i giorni della sfiducia, i giorni in cui governano gli scoraggiatori militanti.
In questi giorni i paesi sono musei delle porte chiuse.
Sono i giorni dell’abbandono.
Si può dire che se ne sono andati tutti, specialmente chi è rimasto. […]
Ecco il grande nemico dei paesi: il connubio di stanchezza e ripetizione.
Poi arrivano due settimane ad agosto in cui il paese prende un altro aspetto: sembra un villaggio turistico.
La mia idea è che i paesi possono avere un tempo pieno, i paesi non sono una questione marginale, andrebbero elevati a questione cruciale”.
Come Amici dell’Orso abbiamo proposto al Comune il progetto di Palco Aperto, un piccolo festival dell’arte e della creatività, ben consci che “in una situazione del genere fare un festival in un paese espone giustamente alla critica che un festival rischia di essere un palliativo, è come dare un’aspirina a un malato terminale”.
Palco Aperto vorrebbe essere una rassegna “che interroga la comunità provvisoria che si crea. E dunque interroga gli artisti, i visitatori, le persone del posto. Si può e si deve evitare di usare il paese come sfondo di un prodotto confezionato altrove.
Nella mia idea un festival è un oggetto costruito sul posto ed è sempre una strategia di sviluppo locale.
Non serve a distrarre ma a produrre attenzione.
Non abbiamo bisogno di qualche giorno di frastuono per bilanciare lunghi mesi di silenzio: abbiamo bisogno di attivare voglia di restare in chi è restato e voglia di tornare in chi è andato via.
E anche voglia di venire nei paesi per periodi più lunghi in chi invece li considera utili solo a Ferragosto, a Pasquetta o alla sagra” del tortello o del tartufo.
“I paesi sicuramente meritano un numero di visitatori ben maggiore di quello che hanno attualmente, ma meritano ancora di più di avere nuovi residenti. E qui torna la politica che non c’è. Torna la sensazione che la politica debba decidere se ci crede a questi territori e al fatto che possano costruirsi un futuro scavando nel passato e non rimuovendolo, come è accaduto con la modernizzazione degli scorsi decenni.
Bisogna costruire una nuova architettura istituzionale che affianchi alle aree metropolitane le aree rurali: si può arrivare a immaginare l’Appennino come un territorio a statuto speciale.
Non una riserva indiana, ma un luogo in cui si ricerca il futuro pensando alle scuole, agli ospedali, ai trasporti, alle attività produttive non con le stesse logiche delle aree metropolitane.
Se si usano quelle logiche si può solo pensare a tagliare ulteriormente i servizi che ci sono”.
Palco Aperto prova a dare una piccola risposta a questi grandi quesiti.
Buone ferie

By |2018-08-02T07:31:53+00:00Ago 2nd, 2018|Territorio|0 Comments

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